Nike 3D Flyprint, la nuova tecnologia innovativa

Attualmente la stampa 3D è il metodo di produzione più chiacchierato del momento e quello che ha cambiato il modo di vedere. Nike sempre tra le prime nel campo delle innovazioni presenta la nuovissima Zoom Vaporfly Elite Flyprint. La salsa speciale di questa edizione è la tomaia FlyPrint, stampata al volo da una stampante 3D appositamente personalizzata con un polimero a composizione proprietaria. La sneaker è un’edizione speciale delle precedenti Zoom Vaporfly Elite 4%, impiegate dal corridore d’élite Eliud Kipchoge (maratoneta campione olimpico all’ultima edizione del 2016) durante l’evento Breaking 2 di Nike, che ha portato alla maratona più veloce mai disputata. 

Il materiale è stampato in un modello appositamente progettato per le esigenze di un determinato atleta e collegato all’intersuola in espansa schiuma Zoom (tecnologia utilizzata su molte “runner” Nike). Il processo ha alcune somiglianze con l’altro famoso processo “fly”, FlyKnit, da cui il nome. Il processo di stampa sembra quasi un pittore con il suo pennello. Questo non è un materiale dalla sembianze plastiche come può suggerire, ma è una sorta di tessuto possedendo tutta la morbidezza necessaria del caso. Ciò è rafforzato dal fatto che diversi componenti della scarpa sono ancora realizzati in FlyKnit, compresi la linguetta e il colletto. Queste parti sono così simili nella composizione chimica che non c’è bisogno di colla per attaccarle. Invece, il materiale FlyPrint è legato perfettamente al FlyKnit, creando un design monoblocco più forte e leggero, come una fusione. 

Prima di passare alla fabbricazione della scarpa, Nike ha dovuto ottenere tutti i dati possibili derivanti dalle situazioni in cui l’atleta in esame si fosse trovato. Con questi dati, insieme alla composizione chimica del polimero, un modello computazionale ha permesso a Nike di modificare il design per supporto, flessibilità, rinforzo o rilassamento su un livello molto più granulare di quanto non avrebbero mai potuto ottenere con FlyKnit. Se, ad esempio, Kipchoge sentiva di aver bisogno di più sostegno attraverso l’area dell’arco, la squadra di progettazione poteva modificare quella metrica in quella regione, risultando in un modello più compatto di reticolo a forma di diamante.

Il risultato di tutto questo è che la scarpa è incredibilmente leggera con una ulteriore riduzione del peso di 11 grammi o del 6% e una tomaia progettata completamente seguendo le linee guida dell’atleta. Ma sopratutto la velocità con cui tutto questo è nato. Nike è stata in grado di progettare e costruire ogni iterazione della scarpa fino al modello finale in soli 4 mesi. Come sistema di riferimento, in genere occorrono da 9 mesi a un anno per ottenere una scarpa da running senza comunque questi risultati. 

Vaporfly Elite FlyPrint attualmente è purtroppo un prodotto solo per i corridori d’élite e una piccola parte di essi sarà disponibile a breve in un evento a Londra, così come sui piedi di Kipchoge e altri corridori Nike. Ma c’è un cambiamento epocale nel modo in cui vengono fatte le scarpe (e altri prodotti), e questo è uno dei precursori di quel cambiamento. Fai attenzione perché probabilmente in futuro potrebbero essere proprio ai tuoi piedi.