Pep Guardiola: dal tiki taka catalano al calcio inglese

Da quando Pep Guardiola si è seduto sulla scottante panchina del Barcellona, nel luglio del 2008, il primo pensiero che balza in mente quando si parla di lui è il “tiki-taka”, ovvero il modo particolare e innovativo di coordinare il possesso palla.
Un modo di giocare intelligente, alla ricerca dello spazio e delle geometrie a cui mai nessuno aveva pensato (o quasi).

Una volta passato al city poi, tutti si aspettavano che il “Guardiolismo” si sarebbe frantumato nel “fisico” campionato inglese
Ma Pep non ha avuto problemi, lui gode nel ricamare su misura l’abito più appropriato per le occasioni e così ha deciso di cambiare il suo calcio. Non più un interminabile possesso palla a metà campo ma ha dato sfogo alla verticalizzazione improvvisa. Una difesa a quattro con terzini offensivi, schermata da un mediano pensante come Fernandinho.
Così è riuscito a trasmettere dei principi di gioco efficaci ai propri giocatori, adattandosi alla Premier.

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Ma questo nuovo assetto non ha ridotto l’efficacia del gioco di Guardiola in fase realizzativa, anzi gli ha consentito di arrivare ad un nuovo equilibrio. Il dato della media gol per partita è da paura: 3,5 per le prime dodici partite di campionato disputate.

E’ lecito chiedersi, però, quali siano i numeri di una difesa che sembra apparentemente sguarnita e penetrabile? Sì, certo. La risposta risiede nei soli 5.6 tiri concessi per partita e 10 gol concessi in tutte le competizioni. Ma come fa una squadra così offensiva a prendere pochi gol? Semplice, non la perdono mai.

Con l’89.2% di passaggi riusciti, il City è secondo in tutti i cinque maggiori campionati europei. La squadra più precisa? Il Napoli, con il 89.9%.

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Non la perdono mai, dicevamo. E quando la perdono la cacciano subito con ferocia, sottraendo il respiro alla preda. La trasformazione del proprio calcio, mister Pep, l’ha voluta nella disposizione tattica e non nei valori di gioco, nella mentalità (mentalità trasmessa dal mentore Johan Cruyff).

Il pressing asfissiante per il recupero palla immediato è sempre stata una peculiarità delle squadre allenate dallo spagnolo che dopo il deludente risultato della scorsa stagione (fuori ai quarti di Champions contro il Monaco e terzo in Premier League) ha avuto l’umiltà di mettere in discussione le sue idee geometriche da sempre vincenti e costruire un assetto che sembra essere inespugnabile.

All’unisono verso l’unico obiettivo: la vittoria attraverso il dominio.