Roma Barcellona , un capolavoro tattico

Roma Barcellona è stata una di quelle partite che si ricorderanno per sempre negli anni a venire. Banalità certo, ma quando le due squadre si raffronteranno nuovamente o quando ci saranno situazioni di punteggio analoghe, sicuramente ci saranno le immagini di questa grande impresa sotto i nostri occhi.

Una grande impresa, una grande emozione e i sentimenti dei giocatori a fine gara a prendere il sopravvento. Certamente, tutto vero e assolutamente impossibile non ammettere il cuore gettato oltre l’ostacolo da parte dei giallorossi. Però, c’è un però. Perché Roma Barcellona è anche e soprattuto un capolavoro di tattica e preparazione della gara, anzi delle due gare.

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Si perché chi ha letto in maniera corretta la gara di andata ha visto come la Roma era riuscita ad imbrigliare i catalani per tutto l’arco del match, e il 4-1 finale era un risultato assolutamente paradossale per come era stato l’andamento del match. Condito oltretutto da due sfortunate autoreti.

Quello che probabilmente la sconfitta non ha evidenziato (e per dirla tutta potrebbe essere anche stato un fattore che ha giocato a favore di Di Francesco) è come la preparazione della Roma ad affrontare questo Barcellona, fosse stata molto interessante. Spazi coperti benissimo, Messi inefficace, giropalla sterile e assolutamente macchinoso. Di contro la Roma riusciva ad essere pericolosa prendendo alle spalle gli esterni bassi del Barça, purtroppo la gara era finita 4-1 ed il risultato nel calcio, fa scomparire tutto.

Di Francesco però non demorde. Il suo viso, i suoi occhi anche prima della gara di ritorno erano uno specchio di chi sapeva di aver lavorato bene, aver lavorato nella direzione corretta. Ed ecco il capolavoro: 5-3-2 o 3-5-2 che si voglia, Kolarov (secondo noi autore di una partita stratosferica assieme a De Rossi) e Florenzi altissimi e a dare pressione agli esterni del Barça (pessimo Semedo…), mentre i tre centrali Manolas, Fazio e Juan Jesus aggredivano subito gli attaccanti del Barcellona cercando di recuperare palla molto alti e non far mai partire Messi. E’ così che abbiamo visto molto spesso proprio Jesus altissimo, che andava a soffocare “la pulce” anche in zone dove di solito trotterella. Zero respiro.

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Il calcio si muove in base agli episodi, ed è così che è stato anche questa volta. L’1-0 immediato di Dzeko ha tolto sicurezza al Barça e così Roma Barcellona è diventata una partita dove praticamente il possesso ed i concetti catalani erano in mano proprio ai giallorossi. Recupero della palla altissimo e aggressione degli spazi. 

Tantissimo anche il movimento senza palla, avete notato come sembrasse che prima di passare il pallone già i giocatori sapevano dove sarebbe andato? Mai visto Dzeko così in anticipo, così mobile e agile a Roma. Altra piccola curiosità, il campo dell’Olimpico era veramente bagnato, vantaggio sfruttato benissimo dai giallorossi di Di Francesco.

Ma la bravura della Roma è stata sicuramente quella di gestire con grande autorità i momenti chiave del match: dopo l’1-0 ha lavorato al fianco l’avversario, impalpabile Iniesta grazie al trio centrale, Strootman e De Rossi hanno fatto i gregari perfettamente, mentre Naingollan non è stato quello dell’ultimo periodo, bensì si è messo a disposizione di un meccanismo. Un meccanismo che ha portato il Barça a credere di potercela comunque fare, ma che è definitivamente saltato quando Eusebio Di Francesco ha effettuato i cambi. L’ingresso di Under (assente all’andata) è stato la ciliegina perché a quel punto ha portato pericoli pure sugli esterni e nell’1vs1 e li il Barcellona è crollato.

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Per cui torniamo all’inizio. Grande cuore, grande temperamento, ma preparazione perfetta (non ha caso De Rossi lo ha detto “la preparavamo da 3 giorni ed abbiamo subito capito tutti cosa voleva il mister”), altroché agonismo e corsa. Intensità, capacità di occupare gli spazi e di riproporsi subito, grande abnegazione degli attaccanti e attacco della profondità. 

Il Barcellona si è ritrovato a lanciare (si, avete visto tutti) e non riuscire neanche a fraseggiare con i suoi interpreti storici, a non trovare mai Messi smarcato a non creare mai superiorità numerica e soprattuto a non riuscire mai realmente ad impensierire la Roma che riusciva a stare molto alta, senza paura, con grande personalità.

Ecco, personalità. Questa è stata dimostrata dai giallorossi, l’emblema per noi della serata era il sorriso, il ghigno di Di Francesco al rigore del 2-0 (ancora non voleva dire qualificazione) come se sapesse come se si aspettasse che il 3-0 arrivasse, perché quando un meccanismo funzione e gira come vuoi, sei cosciente delle tue forze.

Il 3-0 è arrivato ed è arrivata la semifinale. Adesso si percepisce una convinzione diversa, adesso la Roma può inseguire un sogno. Un sogno fatto di pianificazione e cura dei dettagli, non di improvvisazione.